La scivolata di un mito

 

Giovedì pomeriggio nel Torinese.

 

Sono qui con Alessandro e Luca, siamo stati chiamati per effettuare una prova di tenuta all’aria su un edificio appena completato, di dimensioni  medie (circa 3000 m3 di volume d’aria interno) con struttura in legno, a telaio per essere precisi e per gli addetti al settore. Visto da fuori l’edificato è davvero interessante, volumi e forme compatte, due piani fuori terra, ampie porzioni vetrate, rivestimenti in legno, il tutto in un contesto rurale che credevo non esistesse più nella periferia di Torino.

 

Prima di piazzare tutta la nostra apparecchiatura iniziamo con un rapido sopralluogo, giusto per renderci conto di dove poter posizionare e montare il nostro “armamentario”, che deve essere montato sul telaio di una finestra o porta che dà all’esterno. Le forature delle finestre sono un po’ grandi, decisamente fuori dimensione rispetto lo standard, riusciamo a trovarne una: incominciamo con il montaggio.

 

Mentre Ale monta il tutto, con Luca notiamo che le griglie delle prese d’aria esterne non sono state sigillate (come invece avevamo chiesto), i disegni forniti non indicano la posizione né il numero di tali griglie (sono quelle della ventilazione). Facciamo presente la cosa al consulente tecnico che segue il cantiere, la quale ci risponde in modo direi “caustico” asserendo che la cosa riguarda noi e dobbiamo aggiustarci, lei del resto ci ha inviato i disegni di tutto. Luca non vuole discutere e inizia, coadiuvato da Ale, a sigillare con nastro e telo impermeabile tutte le forature; ne hanno per oltre un’ora.

 

L’edificio è piuttosto affollato (non è una casa di abitazione) ed è un continuo via vai di gente che entra ed esce. Faccio presente che durante l’esecuzione delle prove le porte dovranno restare chiuse, come pure le finestre, dovranno essere spente tutte le macchine per la ventilazione e tutti i sistemi di aspirazione. Qualcuno mi guarda stupito, qualcuno indispettito … pazienza non possiamo rendere tutti felici.

 

Partiamo con la prova test di depressione dell’edificio (Blower door test, per gli addetti ai lavori) ma qualcosa non funziona … il ventilatore arriva subito a piena potenza e non si riesce a creare una sufficiente depressione per eseguire il test. Iniziamo la ricerca delle perdite con anemometri e termocamera, troviamo porte non chiuse, griglie non sigillate (erano nascoste e sfuggite ad un primo controllo). Sigilliamo ancora con nastro e teli tutto quanto e si riprova con una altro test. Ancora nulla, ancora perdite di tale entità da non riuscire neppure ad avere una lettura.

Ho dimenticato di dirlo il test (BDT), è stato richiesto in quanto elemento necessario per avere una certificazione energetica rilasciata da un noto ente di certificazione (consentitemi di non fare nomi …) e quindi elemento indispensabile per verificare la qualità dei lavori eseguiti, a maggior ragione di questi con struttura a telaio in legno. In questo caso c’è un problema di tenuta. Il consulente tecnico di cantiere (che nel frattempo ha perso parte della “baldanza” iniziale) mi chiede se non c’è modo di “aggiustare” la cosa. Classica domanda … ma, dico io, non è più facile fare i lavori bene, magari con una maggiore presenza in cantiere che non accorgersi alla fine che ci sono dei problemi? Probabilmente questo semplice ragionamento ogni tanto sfugge. Rispondo che non si “aggiusta” un risultato che in questo caso poi non si riesce neppure a raggiungere (sic!).

 

Con Luca facciamo presente i problemi al proprietario e si raggiunge l’intesa che ci troveremo il giorno di chiusura (della settimana successiva), per riprovare il test. Abbiamo la sua promessa che provvederà a far sigillare tutti i condotti dell’aria e nessuno sarà presente nell’edificio. Mi sembra una buona soluzione. Smontiamo, salutiamo e ripartiamo per casa.

 

Un paio di giorni dopo Luca mi dice che il proprietario lo ha contatto ed un po’ stranito, gli ha raccontato che il consulente di cantiere ha telefonato all’ente di certificazione ottenendo l’esenzione della prova. Ma non era un elemento indispensabile per la certificazione? Chiede il proprietario un po’ tra lo sbigottito ed il deluso dalla facilità con cui “le prove che non vengono non contano”.  Non so cosa rispondere a Luca se non che la cosa non sarebbe dovuta succedere, e se una verifica non risulta soddisfatta si cercano le cause e i possibili rimedi; in caso di impossibilità non viene rilasciata l’ambita certificazione.

 

Ma sembra non funzionare sempre così e anche i miti possono “scivolare”.

 

 

Please reload

Post in evidenza

Pietraporzio: “Edifici pubblici a consumo energetico ZERO”

October 5, 2017

1/4
Please reload

Post recenti